Hello, hello!

Felice di rivederVi, e questa volta dopo pochi giorni dal nostro ultimo incontro.

Entrate, entrate pure…. Noto con piacere che Vi trovate a Vostro agio. Si lo so, ormai siete di casa,

e ciò mi procura molta soddisfazione. Come non notare che ognuno di Voi si accomoda sul proprio posto scelto e preferito? E’ esattamente questo che desideravo accadesse.

Ora che siamo tutti qui e ben disposti, non mi rimane che trovare un argomento di conversazione.

 

Sul volto di alcuni di Voi  noto un guizzo, un lampo vivace negli occhi, proprio come a scuola, quando si è sicuri di aver indovinato la risposta alla domanda dell’insegnante.

Ebbene si, avete fatto centro!

Parlerò….di Animali.

Ma, ma, ma… esattamente come l’ultima volta , ricordate? L’Ambiente, ma molto, molto soft.

Affronterò in uguale maniera anche questo, che sapete bene è tra i miei preferiti.

Piano, piano, Vi sto conducendo, con amichevole delicatezza, sul piccolo sentiero della mia vita, o meglio, dei miei sentimenti, scopi, ideali. Tutto ciò, già lo sapete, può essere racchiuso nella breve, ma paradisiaca frase  Armonia tra tutti gli Esseri della Terra.

Mi dici niente! Lo so, miro molto, molto in alto, ma ne vale la pena, oh se ne vale!

Sapete? Noi, Genere Umano, siamo su questo Mondo, la Terra, Madre Terra non come proprietari, no, no, siamo in affitto! Non ci siamo comperati un bel niente, semplicemente perché nulla era in vendita, ciononostante ci siamo, per così dire, molto, ma molto allargati….Rubiamo letteralmente lo spazio agli altri inquilini, costruiamo come pazzi in assenza di un Piano Regolatore, cercate di comprendere cosa intendo. Spargiamo veleni in alto, in basso, facciamo un baccano della… terribile, ci scanniamo allegramente tra di noi da secoli, da sempre in effetti. Facciamo tutto ciò e mille altre amenità, però sempre assumendo quell’aria di superiorità, perché noi, ci siamo auto nominati padroni della Terra!    

In tempi non molto lontani, ahimè, esistevano strutture orrende dove venivano rinchiuse , tra gli altri disgraziati e infelici, persone che si credevano Napoleone, Garibaldi, etc.

Chissà che non siano pronti altrettanti simili edifici, per noi tutti “ un ricovero in massa”, di miliardi di individui, in qualche pianeta di una lontana Galassia?

Senz’altro se lo augurano gli altri inquilini che proprio non ne possono più di noi, ad esempio gli Animali, i così detti “nostri Fratelli Minori”

Certamente le loro suppliche saranno arrivate ormai ai confini (un paradosso) estremi dell’Universo.

Certamente Qualcuno, prima o poi, ci chiederà il conto. Mamma mia come sarà salato!

Una lista lunga, com’è lunga la Storia, di reati con il corrispettivo..valore.

Sottomissione per lavori duri e massacranti, perfino per le guerre (umane, ovvio); giochi negli Anfiteatri, ed ora nelle Arene, cavie per esperimenti di ogni genere, da quello farmaceutico a quello

cosmetico, passando per test sugli acidi e quelli bellici, storpiature, bruciature, accecamenti, amputazioni, trapianti  ecc. ecc. (per inciso, le cavie non sono solo topolini, ma scimmie, cani, gatti,

oche, maiali, uccelli…..)

E che dire degli altri gironi infernali tipo : allevamenti intensivi (diabolici), trasporti (allucinanti)

Mattanze (assistete, poi vediamo come ne uscite)..

E che dire delle bastonate con relativo scuoiamento (spesso con l’animale ancora vivo) dei cuccioli di foca? E degli animali allevati per le pellicce? Le pellicce di cane e di gatto, procurate nei modi più bestiali che si possano concepire?

Sapete, la Tigre, animale feroce ma bellissimo, non ha mai costruito lager per i suoi simili, ne tanto meno per gli altri animali… Guarda un po’!

Vogliamo una buona volta rinsavire un pochino, vogliamo riacquistare un briciolo di merito agli occhi di Chi ci guarda?

Non è difficile, credetemi, anzi se ne traggono grandi soddisfazioni. Scoprire che è facile e gratificante relazionarci con cani, gatti, restare ammirati dall’eleganza di un cavallo, la simpatia delle papere, delle oche, l’armonica libertà del volo di uno stormo di uccelli, il gioco acquatico

dei delfini (in mare aperto), avvistare un gruppo di balene con i loro balenotteri, osservandoli  da una nave non più baleniera. Pensate un po’, alcuni Paesi, tra i quali gli Stati Uniti, patria di Moby Dick, dicono che è perfino più redditizio (etica a parte).

Lo avevo promesso, soft, soft, sicchè non mi immergerò ulteriormente nell’oceano degli orrori, solo desidero pregarvi: rifletteteci un tantino, usando sia il cuore che la mente. Converrete  allora con me

Che è molto meglio riscrivere il nostro rapporto con gli Animali, che essi meritano la nostra considerazione, affetto e ammirazione. Che essi non solo altro che una forma diversa e preziosa della Creazione o Vita, su questa nostra amata e martoriata Terra.

Se non vi annoiate, mi piacerebbe, questa volta, aggiungere un racconto che ho scritto qualche anno

fa , dedicato ad un animale che… semplicemente adoro ; IL GATTO!

 

                                                     M  A  R  I  U’

  

Ho  sempre amato i gatti in modo viscerale, oltre ogni logica. Ho bisogno della loro presenza e non potrei vivere senza accarezzare il loro pelo.

Non ho preferenze di razza beninteso, mi hanno fatto compagnia micetti e micioni di strada, aristocratici temporaneamente caduti in disgrazia, pur conservando sempre la loro magnanima regalità.

Rossi, neri, tigrati,, marmorizzati, bicolori, pelo lungo e pelo corto, occhi verdi, nocciola; in cinquanta e più hanno incrociato la mia strada ammaliandomi.

Amo tutti gli animali, tant’è che anni fa ho deciso che non avrei mai più accettato pezzi di loro nel mio piatto, tanto meno sul mio corpo.  Da allora sto meglio con me stessa e con il mondo.

E’ meraviglioso osservare il volo degli uccelli, sapere che il lupo può ululare indisturbato, ma che non manchi un gatto accanto a me, libero di uscire certo, ma anche di tornare, e non solo per la pappa. I miei gatti, così diversi uno dall’altro, sono stati e sono dolcissimi, affettuosi come cagnolini.

 

Ho vissuto l’infanzia in un quartiere di Roma, all’epoca relativamente nuovo. A vederlo adesso appare così diverso, trasformato. Poco tempo fa ho voluto compiere un pellegrinaggio nel mio passato. Sono tornata da sola in quelle strade, tra i suoi giardinetti, le sue vecchie scuole, i palazzoni, i cinema che non ci sono più, ho si sono fatti la plastica e hanno cambiato nome.

Guardavo, osservavo ed ero calma, poiché posare le mie impronte su quelle di un tempo, non mi procurava struggimento come avevo temuto, ma solo tenerezza. Vedevo e udivo me stessa ovunque, con le gioie ma anche con i numerosi dispiaceri di allora. Non avevo rimpianti, non sentivo dolore dove un giorno avvenne la ferita del distacco.

 

Passeggiavo gustando della pizza a taglio quando, sul muretto di un giardino, vidi un delizioso esemplare felino. Mi avvicinai con cautela. Il  diciotto rimase  tranquillo e si fece accarezzare.

La sua morbidezza e i suoi colori mi procurarono un tuffo al cuore, e sfogliarono veloci le pagine del libro della mia vita, soffermandosi su una storia tenera e drammatica , che in quel giorno di ricordi  stavo  manchevolmente dimenticando.

 

Vivevo al piano terra di uno di quei palazzoni come ce ne sono tanti, poggiati uno all’altro, formando un blocco unico, pur rimanendo ogni parte autonoma.

All’interno ci sono dei cortili, alcuni piccoli, altri più spaziosi, squallidi o ingentiliti da piante in grossi vasi, alcuni azzardano perfino, in terra, alberi di nespolo. Che io mi ricordi, nel mio c’è sempre stata una colonia di gatti che si dividevano il territorio; i componenti variavano di numero a seconda delle nascite  e dei decessi (in quegli anni non si pensava alla sterilizzazione). Non era una vita molto facile la loro, ma rapportata ai tempi, neppure troppo malvagia. Mangiavano quel poco che qualcuno gettava loro dalle finestre, o che … riuscivano a trafugare, e nessuno (o quasi), si preoccupava se soffrissero il caldo o il freddo, delle malattie che li decimavano.

Terminati i miei impegni di studentessa e le piccole incombenze casalinghe, passavo ore e ore alla finestra a rimirare i gatti. Come un ufficiale anagrafico seguivo lo stato della famiglia: le nascite, i rari intrusi e i componenti che scomparivano dall’oggi al domani.

A tutti davo un nome, rigorosamente umano, e di ognuno conoscevo il grado di parentela.

Su di loro fantasticavo, inventavo storie gloriose e sognavo di prenderli tutti con me; li portavo a vivere in un luogo fantastico, tutto prati e alberi frondosi, cucce calde e morbidi cuscini

Li osservavo, chiamavo, redarguivo e coccolavo dalla finestra.

Mia madre mi diceva:  “Hai finito di fare l’amore con i gatti?”

Forse il suo era un rimprovero, mentre a me la frase piaceva.

Un giorno la bella Carlotta partorì. Dove fosse il rifugio dei micini, era un mistero, come sempre.

E come sempre, appena i piccoli cominciarono a diventare curiosi, crescere un pochino e voler esplorare il mondo, vennero fuori alla luce assieme agli adulti. Erano quattro adorabili tesserini che catturarono facilmente il mio cuore. Facevo a gara con una vicina a gettar loro del cibo, per la mamma che doveva riprendere le forze, per loro che dovevano crescere. Ma sin da subito non mi sfuggì un gattino meno vivace e più minuto degli altri, e su di lui puntai tutta la mia attenzione e maturai un gran proposito. Tanto tormentai i miei, che alla fine mi diedero il permesso di poter accogliere in casa quell’esserino. Così attesi che i  mici fossero svezzati, e un bel giorno mi calai giù dalla finestra. Alcuni gatti non erano impauriti dalla presenza umana, tra l’altro mi conoscevano bene, grazie al cielo il gattino era tra questi.

Lo strinsi tra le mani, così esile, lo riparai sul mio cuore e risalii in casa.

Di corsa sul mio letto, dove avevo sistemato una scatola per scarpe colma di pezzette di lana.

In quel morbidume, e sotto le mie carezze, il  micino fece le fusa Avrei gridato di gioia, ma lo feci dentro di me per non spaventarlo. Mi sentivo al settimo cielo, non potevo crederci, quello era il primo gatto che potevo tenere in casa. Lui, che aveva solo bisogno di cure e amore, crebbe bene e  velocemente, solo che … era una lei  e le diedi il nome Mariù.

Giunse l’estate, e come ogni anno sarei dovuta partire per le vacanze, ma l’idea di lasciare la micia mi terrorizzava. Non che non mi fidassi di mia madre, ma sapevo quanto Mariù mi fosse affezionata, e temevo che non vedendomi avrebbe deciso di tornare a vivere nel  gruppo, cosa non impossibile dal momento che scendeva spesso in cortile.

Mamma e io eravamo ormai  ai ferri corti, quando zia Giacinta telefonò per informarsi circa il mio arrivo; al che mia madre contrariata, le prospettò il problema. Zia ci pensò un attimo poi disse: “Passamela al telefono per favore.”

Presi la cornetta ben decisa a non cedere, ma in breve fu come vedere l’arcobaleno dopo un acquazzone. Zia mi disse che sarebbe stata ben felice di ospitare anche Mariù, la micia  avrebbe fatto compagnia  a Clotilde, la tartaruga. A quel punto ero impaziente di partire, da zia c’era tanto di quello spazio, e il giardino sarebbe stato un luogo di delizie per la micia!

E così fu. Insieme alla mia gattina trascorsi la più bella estate della mia infanzia e gioventù.

Ritornai a casa con una certa malinconia, addolcita soltanto dall’idea di rivedere la tribù del cortile.

Mi affacciai sul cortile insolitamente vuoto. Mi parve assai strano, di solito i gatti si muovevano a loro piacimento nei vari spazi, ma due o tre a turno, sostavano sempre nei paraggi. Li chiamai tutti per nome, nulla. Dieci, trenta minuti… un’ora! Un brivido freddo mi percorse tutto il corpo assieme a un brutto presentimento; tenevo Mariù tra le braccia, la carezzavo e le proibivo di scendere.

Quando mia madre tornò a casa da una commissione, le chiesi se sapesse nulla, sperando in cuor mio in una risposta rassicurante.

Lei nicchiò un po’, poi si decise a rispondermi.

“Sai bene anche tu che i controllori del gas si lamentavano sempre perché venivano assaliti dalle pulci. Proprio quando tu eri fuori, hanno preso una decisione assieme ai portieri. Dopo aver attirato tutti i gatti nella botola, hanno chiuso ermeticamente lo sportello. Questo ò tutto.”

“Come sarebbe questo è tutto, e quei poveri animaletti che fine faranno?”

Gli occhi di mia madre avevano una strana luce “Lo sai che i gatti hanno sette vite. Non ti preoccupare, sanno come cavarsela.”

Ero annichilita, infuriata, con lei, con i portieri, tutti gli altri inquilini, con quei maledetti controllori.

Come potevano essere stati così crudeli? Poi fu come ricevere un micidiale pugno sullo stomaco

nel realizzare quanto tempo era ormai trascorso…

 

Ogni giorno tornai al davanzale della mia camera a fissare il pavimento del cortile, per me drammaticamente vuoto. Carezzavo la mia Mariù, la baciavo, mentre un magone grande come il  palazzo mi chiudeva la gola ; Linda, Carlotta, Bianchina, Giannino, Paride, Ombretta, Roby… tutti uccisi dalla crudeltà umana; ma io quotidianamente li riportavo in vita con il mio amore e la mia fantasia.

Sonnecchiavano, bisticciavano, miagolavano, e appena li chiamavo eccoli arrivare con le code dritte

sotto il mio davanzale

“Stai sempre a fare l’amore con i gatti”  … mi diceva mia madre.

                             

                                                           F I N E

 

Carissimi, fortunatamente è tutto qui, sul computer, poiché se fosse su fogli di carta trovereste

vistose tracce di calde lacrime, tanto ancora mi commuove  quel ricordo.

 

Bene, A-mici affezionati, è veramente ora di salutarci, e io spero che tornerete presto e sempre più numerosi, c’è posto per tutti!    

 

Ciao…  

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