Ciao! Ma allora Vi siete affezionati1  Va beh, non sarà proprio un grande amore, però via, un po’ di affetto, un pizzico di simpatia ci sono, dai, dai…e che vuoi di più dalla vita ?!

Posso, a questo punto, confessare che anch’io provo un affetto sincero per Voi?

Si. lo so… come scrittrice sarebbe più consono affermare che nutro dell’affetto per voi, però potrei pormi la domanda:” Come, in che modo, in che misura nutro quest’affetto?” Considerando che il verbo nutrire, nel senso più corrente, occupa buona parte della mia giornata, cominciando da me, di grande appetito e vegana, i miei pargoli attempatelli, anche loro vegani e un gran numero –tipo rifugio – di animaletti a quattro zampe (nostri famigliari),  volatili (liberi come l’aria), e qualunque pirata si presenti affamato e malridotto….. posso, con licenza dire che provo dell’affetto per Voi?

Grazie per la concessione.

 

Ma guarda, guarda, mentre io ero li a non finirla più con le precisazioni, a farvi ‘na capa tanto, vedo che Vi siete sistemati comodi, nei vostri posti ormai abituali. Bene, è proprio così che Vi voglio.

Eccoli la!  Carissimi, le Vostre pupille non sono nocciola, nere, azzurre, grigie, no, no…

Sono pagine con su scritto .” Allora, di cosa ci parlerai oggi?” Visto come sono perspicace? (bum!)

Conosco i miei polli ! E non Vi offendete, io sono animalista, per me i polli non sono polli.!

Questa volta, pensate un po’, con una buona dose di megalomania, con omaggio quindi a me stessa parlerò di PACE!

Suvvia, sto celiando un tantino.

In realtà Vi ricorderete, spero, che Vi ho narrato dei miei natali…Venni alla luce (pur trattandosi delle prime ore della notte), nel profumato giorno di Giugno, il 21, nell’Anno di Grazia (qui esiste un contenzioso tra la Mia Persona e questa Grazia) 1945.

In quell’anno ebbe termine il periodo più oscuro, tenebroso, non è esagerato affermate infernale dell’Era Moderna. La fine della guerra pose anche fine alla pazzia collettiva.

Certamente non del tutto e non per sempre, ma a quel livello inimmaginabile si.

Non so dirVi se tale data abbia segnato in qualche modo il mio carattere, so per certo che io sono pacifista (attenzione, non babbea) ad oltranza.

Intendiamoci, non è che io non baruffo, non mi incavolo, non discuto animatamente e…faccio mai uso di parolacce (quanno ce vò, ce vò!), no, è che proprio odio le armi, tutte ma proprio tutte, odio la violenza, la tortura, le colonizzazioni, le esportazioni di democrazia con le bombe, le guerre preventive e tutte le altre. Per me è difficile pensare alla guerra anche come ultima, estrema ratio.

Mi si dirà che a volte la guerra è servita per porre fine a regimi oppressivi, violenti, a realtà inaccettabili. Si, può darsi, ma è anche vero che assai spesso se ne è fatto uso per opprimere, per sporchi interessi commerciali, per spirito umanitario in perfetta malafede.

Per quanto ci è dato sapere, da quando esiste l’uomo esiste anche la violenza.

Si può scandire tutto il percorso dell’Umanità dagli albori ai tempi attuali, attraverso le guerre, che senza tema di errore, si possono valutare in un numero con diversi zeri. Potremmo inventarci un gioco, non molto allegro, di riuscire a contarle tutte.

Se la guerra servisse veramente da lezione, da deterrente,com’è che ci ritroviamo ancora oggi a parlarne, nel senso che in qualche parte del Mondo ce ne è sempre una in corso, che di tanto in tanto corriamo ad armarci e partiamo a bombardare, che sotto sotto, ma mica tanto, aleggia la paura del nucleare?

Secondo me siamo un po’ imbecillotti, e la guerra è la madre di tutti gli imbecilli.

Voglio farvi una domanda: avete notato come nel corso delle varie guerre si sono cambiati e ricambiati i confini di tanti, moltissimi Paesi? (la nostra stessa Italia) E come gli abitanti di una tale zona si ritrovano a dir poco, assai scontenti del cambiamento? E che dire dei confini decisi da noi Occidentali su Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, addirittura con la squadra, la riga?

La pazzia impazza!

Quanti poveri giovani sono morti in trincea, sotto le cannonate, con la baionetta, mitragliati, bombardati, per  amor di Patria certo, ma a volte questo rappresentato con eccessiva retorica…Guardiamo in faccia la realtà, anche e solo qui da noi.  Quante lande del nostro Paese preferirebbero appartenere ad altri? Quanti non si sentono assolutamente  Fratelli  nella stessa Patria?  Fratelli d’Italia? Uhmmmmm……

Forse non dovrei, poiché è una cosa di famiglia, ma vorrei dare un piccolo contributo personale a ciò che ho testè dichiarato.

Nell’altro secolo, negli anni ’80, a Roma. Dialogo telefonico tra una mia parente e una persona come lei originaria di un certo luogo …. Bla, bla, bla, bla, …. E poi … “Certo che si stava meglio sotto l’Austria!”  Sich!

Quell’affermazione cadde come un masso proprio sullo stato d’animo che avevo provato anni prima

nel visitare il Sacrario sul Monte Grappa.

Tutte quelle croci! Tutti quei giovani, giovanissimi caduti nei fronti opposti! Tutto quel sangue versato come mai si sarebbe immaginato. Eppure non bastò…. IL dio dell’Odio mai sazio, ne chiese ancora e ancora….

Quella visita  e vista mi commosse talmente, che ho deciso di farla vivere alla giovane Gaia nel mio romanzo, che è , tra le altre cose, un inno all’amore totale, Universale  (Gaia dall’Utopia alla Speranza)

 

  

 

Virginia e il marito, durante un loro viaggio nel Nord d’Italia, salgono sul Monte Grappa, assieme alla loro giovanissima figlia Gaia.

Virginia straniera (americana) , su quel monte e in quella cornice, prova una grande pietà, e si accorge che anche la figlia ne è turbata.

Infatti Gaia scriverà sul suo diario (collegandosi agli appunti della madre…

  

.

“Io Gaia,

 

Ricordo perfettamente quel mattino,  una giornata splendida, e noi raggiungemmo in macchina il sacrario.

  Non la struttura, ma il senso del suo esistere mi colpirono subito. D’altra parte dominava un gran silenzio tutto attorno, ed essendo una zona non alberata anche la natura taceva in un silenzio che mi riuscì dapprima opprimente, poi sempre più si riempì di mestizia senza fine.

  Quando poi vidi i nomi, tutti quei ragazzi così giovani provenienti da varie zone d’Italia e da tutti gli Stati dell’Impero Austro Ungarico, allora la commozione mi sopraffece.

  Per me erano dei perfetti sconosciuti, che mi risultasse non rinvenni nomi a me famigliari, ma ciò non aveva importanza, poiché avvertivo fortemente la paura e il coraggio che tanti dovettero provare nell’affrontare una guerra così crudele, al rombo potente e tremendo dei cannoni, fatta di avanscoperte, di trincee, di corpo a corpo.

  Com’è logico avevo già sentito parlare di guerre, le avevo studiate a scuola, viste nei film, da quelle dei popoli antichi, sino alla Seconda Guerra Mondiale: di questa me ne aveva tanto parlato nonno Pasquale, in quanto da lui direttamente vissuta, e della prima  mi diceva riportando i racconti

dei vecchi…andati. Ma ora i nomi dei due diversi schieramenti, tutta quella gioventù brutalmente

annientata, mi facevano altrettanto brutalmente assaporare l’orrore e la barbarie di simile invenzione tipicamente umana.

  Odio con tutta me stessa la guerra, vorrei, potendo, entrare nella mente e nei cuori degli uomini e far loro capire l’inutilità e l’immoralità di una tale impresa. La storia dell’umanità è addirittura scandita dalle guerre. Quasi ogni cosa è cambiata dai primordi, perfino il medesimo aspetto fisico dell’uomo, ma la guerra, l’istinto e la risoluzione che ad essa conducono, la stupidità della guerra la sua barbarie, la sua oscenità, l’inferno che provoca e alimenta, non sono cambiati. L’uomo ha sempre avvertito questo turpe  bisogno e tuttora ne è schiavo, segno che non si è elevato di un millimetro, poiché non sono le autostrade, i grattacieli, la bomba atomica  o le grandi tecnologie che lo elevano, ma il percorso della sua anima, il cammino  verso la perfezione di Dio. La guerra ne è l’esatta negazione.

  Quei giovani, dei quali avvertivo lo strazio per una vita non vissuta, per cosa sono morti se appena venti anni dopo è scoppiata una nuova guerra e molti dei confini e degli Stati di allora sono scomparsi, fagocitati da altre nazioni?

  Se qualcuno si sente in grado di farlo, spieghi alla gioventù neppure ventenne, che ha conosciuto la morte al posto della vita, la giustezza della guerra che ha combattuto, e se ci riesce lo spieghi a milioni di altri giovani di altre guerre, strappati alle famiglie, ai campi, agli studi, a un amore, assai spesso senza neppure conoscere appieno il  motivo per cui sono andati a morire.

  Lasciate che i popoli si incontrino, si conoscano e discutano dei loro problemi, che non sono mai gli stessi di chi provoca od organizza le guerre.

  Che alla guerra vadano i dittatori, i governanti e i generali; che alla guerra vadano i fabbricanti  d’armi.

Per quel che mi riguarda:

 

           “Quelle connerie la guerre!”  (J. Prévèrt)”            

                                                         .-.-.-.-.-.-.-

  

Che la PACE sia con noi!

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