F O G L I E    D’ A U T U N N O 

     “Les feuilles mortes

       Se ramassent à la pelle

        tu voix  je n’ai pas aublié…”

 Che dolce malinconia l’autunno!

 

L’aria a volte tiepida, generosa di caldi raggi del sole, a volte frizzante, attraversata da un venticello fresco e dispettoso che scompiglia un tantino i capelli e fa danzare le foglie degli alberi; altre volte ancora  foriera di tempesta, con nuvole scure che corrono gravide nel cielo plumbeo.

E’ la stagione dei teneri rimpianti che vanno a braccetto con il desiderio crescente di ore e serate da  trascorrere nell’intimo tepore di casa, con un libro, un buon film o un gruppetto di amici sinceri.

 E’ piacevole passeggiare nel verde, nei boschi, respirare l’umore autunnale, assaporare  e gustare i deliziosi doni della Natura: la benefica uva, le generose noci e nocciole. In un camino di campagna, o sul piccolo fornello di un cucinotto, arrostire le castagne e poi tenerle calde nel palmo della mano.

 La Natura è incredibile nelle sue meraviglie e prodigi!

Crea quattro stagioni (in realtà non per tutto il globo)  e nel contempo fa crescere verdure e frutta  in totale armonia con le esigenze  nutritive dell’uomo nei diversi periodi dell’anno.

Già, la Natura è saggia, noi un po’ meno. Abbiamo da tempo perduto la nostra terrenità; per sentirci superiori agli animali, e ancor di più alle popolazioni primitive, ignoriamo completamente i rimedi a numerosi fastidi, acciacchi e malattie che Lei ci offre spontaneamente.  Preferiamo di gran lunga mandar giù con un po’ d’acqua (magari minerale in bottiglia di plastica), il principio attivo della pianta… mescolato, imprigionato in un bel contesto chimico!

 A proposito delle stagioni…

Dice: “Non ci sono più le mezze stagioni!”

Ora, a parte le Ere cicliche della Terra, a parte il Sapiens-Sapiens disastro che ci abbiamo messo di nostro, non vi pare che le così dette ½  si siano r…, ne abbiano abbastanza di essere definite in tal modo?

 Andiamo a scuola e impariamo : le stagioni sono quattro, con i loro bei quattro nomi.

Diciamo : il 21 Marzo inizia la Primavera. Il 21 Settembre inizia l’Autunno.

C’è qualcuno tra voi che in pizzeria ordina la pizza “Due stagioni e due mezze?

 Allora, perché degradare due periodi bellissimi dell’anno a un valore di ½?

 Tutto questo perché una non è molto calda quanto l’Estate, e l’altra non così fredda come l’Inverno? Scherziamo? E lo splendore di colori e i profumi che entrambe ci regalano?

Alcuni sovversivi sono pronti a scommettere le che vere stagioni siano loro.

Propongo: prima  che si scateni una guerra per la definizione delle stagioni, prima che le stesse  si stravolgano del tutto e irrimediabilmente, ridiamo a ognuna di loro la propria intera importanza, mangiamo le fragole in primavera, i meloni d’estate, l’uva in autunno e le arance in inverno! Non appestiamo la terra e l’aria con i nostri deliziosi veleni chimici e atomici. 

 Ci sono in verità, dei frutti di stagione che ben poco sono graditi ai più…

In questo periodo saltano appuntamenti, impegni; gli uffici e ancor più le scuole sono deserti.

Sciopero?  Macchè!

Son tutti a letto ‘on la suina, Maremma maiala!

 Sicché, vuoi per le defezioni obbligate, vuoi per un serpeggiante timore di contagio, godiamoci, con l’unica compagnia di noi stessi e una mascherina sul viso, una bella passeggiata sul magico tappeto di un viale alberato o nei sentieri boschivi.

 A tale proposito, casualmente, mi trovo tra le mani la mia Somma Opera “Gaia, dall’Utopia alla Speranza”.

Che dite? Ah… Ma se non mi cito io, chi mi cita?

No…, no guarda, non quella Cita, ma indicativo presente del verbo citare, che non significa rifare il verso della scimmia!

Uff..

Sì, d’accordo…Vi assicuro che, a volte, ho momenti migliori. Però mi chiedo se in quei momenti  sia veramente io o sia preda di strani influssi.

Dite che come dilemma non è tra i più impellenti per l’uomo della strada? Per la Scienza però.

Tornando all’auto citazione, trascrivo un brano, quasi alla fine del romanzo, in cui Gaia in un pellegrinaggio della memoria, visita i luoghi preferiti di sua madre nel Paese natio, gli U.S.A., tra questi il bosco e l’Albero Amico.

 “ L’indomani mi allontanai da sola con una meta ben precisa. Passati ormai diversi anni dalla mia visita rischiavo di non riconoscerlo, ma proseguii estremamente fiduciosa.  Miei piedi si posavano su un tappeto giallo dalle molte sfumature. Un tappeto soffice di svariati strati di foglie che non scricchiolavano sotto i miei passi, semplicemente si accorpavano una sull’altra senza spezzarsi. Una sensazione bellissima.

Le foglie erano cadute e continuavano a cadere davanti ai miei occhi, perché così voleva l’autunno, vedendole ingiallite si poteva pensarle morte, ma sarebbe stato un giudizio quanto mai errato. Ovvero il dubbio che la morte non assuma per esse lo stesso significato che per noi umani. E’ questa infatti la differenza: per loro è il momento del massimo splendore, come se il piccolo germoglio di primavera  si trasformasse in smagliante foglia estiva solo in attesa, in giorni memorabili, di raggiungere una straordinaria, sfacciata bellezza, le più incredibili  sfumature di giallo, marrone e rosso che l’occhio possa sopportare nel bearsi.

Non si può infatti considerarle morte, ancora appese all’albero, mentre volteggiano cadendo giù o poggiate a terra una sull’altra. Assolutamente. E’ l’apoteosi della loro vita, del loro indicibile fascino. Si preparano così, più belle che mai, quando si avvicina il momento di lasciare l’albero che le ha nutrite e che hanno nutrito, perché sanno che lo nutriranno ancora, torneranno in lui con nuova linfa vitale. E lui sfoggia maestoso tutta la propria maestosa beltà cosciente di stupire gli uomini, perché per quanto costoro le tentino e si industrino, è solo un arrabattarsi: la Natura sa superarli sempre, anche con le tavolozze dei colori.

L’emozione si impossessava di tutto il mio essere, scorreva nelle vene e scivolava a fior di pelle. Mamma mi aveva parlato con tale trasporto di quel luogo da farne un luogo incantato, di fiaba. E io, nei pur fantasiosi anni giovanili, con una punta di scetticismo, intravedevo nelle sue parole appassionate un’esagerata ammirazione, la sensazione che il passare degli anni ingigantisse la positività dei suoi ricordi. D’altra parte è notorio che il tempo sbiadisce il brutto del passato e ne evidenzia il bello: se un ricordo è già di per sé estremamente piacevole, lo rende sublime. Ma non era assolutamente così. Dovevo ricredermi, mio malgrado, e insieme con estremo piacere.  Così accadde la prima volta, così ora.

Già dai primi passi percepii l’incanto del luogo, la malia mi avvolse insieme a una struggente nostalgia.

Guardai sopra di me. I rami alti, ancora ricchi di chiome dorate mi sovrastavano, quasi occultandomi la vista del cielo. Il tramonto raggiungeva il culmine, gli ultimi raggi rossastri del sole giocavano tra la miriade di foglie che la leggera brezza muoveva fantasiosamente.

Impossibile descrivere il gioco di colori che le mie pupille accoglievano ebbre, impazzite. Sembravano non saziarsi mai, eppure venivano violentate da tale bellezza così da desiderare un attimo di tregua. Ma io non ne concedevo assolutamente.

Benché gli alberi mi sovrastassero non provavo affatto la sensazione di chiuso, di inquietudine. Al contrario. Il muoversi costante delle foglie, l’incredibile insieme di luci e colori, il soffice tappeto di fogliame, mi donavano un piacevole senso di libertà, l’impressione di levitare. Ero convinta di camminare a diversi centimetri dal suolo e presto fui presa da irrefrenabile desiderio di danzare.

Inventai passi, figure che di sicuro dovevano apparire i più leggiadri e aggraziati. Il sentiero al di fuori di me era deserto, ossia non calpestato da altri piedi umani, ma certamente non mi sarei accorta del contrario. Tutto straordinariamente vero.” …

Carissimi, mentre le foglie dorate volteggiano come étoilles nel cono di luce dei lampioni, Vi invito virtualmente a gustare, nel tepore casalingo, noci e caldarroste accompagnate da un mezzo bicchiere di buon rosso corposo..    

... Les feuilles mortes…     e perché no       …… Autumn in New York…..

 Sì, ma a Colleverde? 

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