Carissimi, qual buon vento?  Avete visto, sembra ieri che ci si lamentava per il gran caldo ed ora eccoci qui a battere le brocchette!

Natale bussa alle porte…

 

“Eh  no, mi mostri i documenti, la tessera sanitaria, il permesso di soggiorno, l’attestato di qualifica  e tutte le credenziali! Si fa presto a dire: sono Natale; magari è Carnevale travestito o, peggio ancora, una festa religiosa di qualcun altro. S’intrufola nelle nostre tradizioni e, dai oggi dai domani…(shhh…lo so, lo so, anche noi abbiamo agito così).

Bene, ammesso e non concesso che sia veramente Natale, voglio raccontarvi una storiella  Non quella però della povera vedova che viveva con i suoi tre bimbetti in una soffitta senza riscaldamento e non sapeva a quale santo rivolgersi per pagare l’affitto. .

Ma la famigliola era felice, anche se chi bussava alla porta non era Natale, ma l’esoso padrone di casa. Sì, erano felici perché si volevano tutti un gran bene!

Ebbene no, non vi racconterò questa storia commovente. Ve ne narrerò un’altra, forse meno conosciuta, ma ugualmente, se non di più, ricca  di dramma  e nobili sentimenti di abnegazione.

Miei cari lettori (boh!), per comprendere appieno tale storia, è necessario un preambolo, qualcosa come un preludio.

Uno degli interpreti principali di questo dramma è l’I.C.I.  Si, quella tassa che ora non c’è più, ma all’epoca degli accadimenti era ancora in vigore..

Si era sotto Natale, sì, sempre lui; la mia amica Lina (all’epoca non ancora preziosissima segretaria della Pro Loco), si trovava a trascorrere le Sante Feste presso il parentado nella Repubblica di Padania.

Una mattina sento suonare due volte il campanello. Era il postino, anzi la postina.

Mi consegna tre raccomandate in busta bianca e voluminose, indirizzate a ognuno dei miei tre figli.

Provenivano da un qualcosa come l’Ufficio Tributi ecc. ecc.

“Che hanno combinato ‘sti tre dis..?” La mia prima reazione.

Apro. Il contenuto è perfettamente uguale per ciascuna, cambia solo il nome del destinatario, i nomi dei miei tre pargoli, appunto.

Una lista di anni per i quali non risultava pervenuta  la quota dell’I.C.I., la mora, ecc. ecc.

Ciascuno di loro era debitore di € 900,00. Totale € 2.700,00.

“Dove cavolo li trovo 2.700 Euro? La mia seconda reazione.

Dal momento che non sono tanto rincitrullita, mi chiedo perché mai, se sono sempre stata io a pagare l’I.C.I. tramite i due bollettini annuali, la somma indebitamente non pagata più la mora (sempre lei, sembra la strega cattiva..), non venga addebitata a me. E’ così logico!

Prendo il telefono, nel senso che alzo la cornetta e compongo un numero. Uno, più altri ancora.

Finalmente a quello giusto espongo i fatti a una cortese, giovane impiegata.

Mi spiega il loro ragionamento. Non avendo io versato, per quegli anni elencati l’ammontare giusto, hanno dedotto che il mancante fosse la quota spettante ai miei tre figli, quindi loro risultavano evasori.

Sì, va bene, personalmente li ho gratificati con svariati appellativi, ma evasori mi mancava!

Controbatto: “Allora mi si vuole dire che dovrei versare l’I.C.I. con otto bollettini l’anno?”

“Nn…nnno..” 

“Quindi qualsiasi somma, mora, ecc., mi sembra logico, dovrebbe essere addebitata a me.”

Premetto che nel frattempo avevo telefonato a Lina, lassù tra i Celti, e  anche lei conveniva con me che una soluzione si sarebbe trovata, e dal momento che sussisteva un bel margine di tempo per risolvere la questione, meglio aspettare la fine delle feste, e insieme  ci saremmo recate presso gli uffici preposti.

Bene, tenete a mente l’I.C.I. e il particolare che ho parlato dell’arcano ai miei pargoli due giorni dopo il ricevimento delle raccomandate, a tavola e con altri amici.

Mia figlia, di altezza ragguardevole, mi guarda  stando in piedi (io, piccina, seduta a tavola) e con aria assai seria dice.”Però mamma, noi ci fidavamo di te!”

Capito?

Bene, passa il tempo, intercorrono altre telefonate con l’impiegata degli uffici competenti. Accertamenti, ecc., finalmente sono invitata  a recarmi presso di loro.

Vado con la mia amica Lina. Tragitto, tra una via sbagliata e un’altra, sempre a scherzare e ridere sulle nostre sventure e avventure.

Potete immaginare, non  molto tempo prima la Lina aveva ricevuto una missiva quasi indecifrabile dal Catasto, in calce alla quale s’invitava, in caso di dubbi e per chiarimenti di rivolgersi al Dr Imbroglini!  Figuriamoci noi.

Sempre ilari e allegre, anche in sala d’attesa, e di fronte all’impiegata (immaginatevi lo sconcerto degli altri sventurati), ricevo infine la bella notizia.  Due anni sono prescritti, sugli altri due: visto questo, visto quello… risulta un debito di € 400,00 totali! Non sono bruscolini, ma vuoi mettere a confronto di 2.700?

L’onestà, poiché non era stata furbizia da parte mia, ma  altrui calcoli errati, una volta tanto pagava, no, cioè pagavo io, ma…

Anche qui un discreto margine di tempo  per saldare. Quasi al termine (ed era ormai Pasqua), verso la quota del bollettino e con la ricevuta torniamo, io e la mia amica Lina, sempre più allegre, vuoi per atri fatti accaduti e vuoi perché siamo delle inguaribili incoscienti, dall’impiegata sempre cortese.

Avendo registrato l’avvenuto pagamento, lavora su ciascuno dei tre avvisi-ingiunzioni ecc, dei miei figli.

Io:” Ma che fa?”

Lei: ” Cancello i suoi figli.”

Io (speranzosa) : “Mi vuole dire che quando tornerò a casa non li troverò più?”

Lina .” Ma no, è solo per l’I.C.I.”

Io : “Ah..”

Persone in attesa sempre più allibite.

Infine, la gentile impiegata mi riconsegna :le tre famigerate raccomandate inviate ai miei figli con in

calce una dicitura che vi dirò alla fine.

Alla fine di che?

Ma voi pensate che tutta questa faccenda poteva da parte mia essere liquidata così, con l’aggiunta poi di quella ciliegina? Assolutamente no!

L’indomani mattina, portando a spasso i cani e riassettando casa, mi è venuta spontanea la narrazione di tutta la storia così come ora la trascriverò per voi., e non poteva essere che in questa forma, cioè  in dialetto Napoletano (maccheronico ovviamente).

 

                                                                       L’I.C.I

                                                        (ovvero “I fiji so’ piezz’ ‘e ...)

Ta recuorde?

Erano i juorne

Do’ Bambinello int’ o Presepio.

Tutt’attuorn à tavola ‘mbandita,

co cuore spaventat pà notizia.

Tu stiv ‘mpied

E nuiar assettate.

Me guardaste co l’uocchie tuoie severe

E ‘miezzo ‘o silenzio generale

Ma diciste: “Nuje ce fidavamm ‘e te!”

 

Co chilla frase amara,

co chille parole ‘e gelo

me cundannast.

A vò jo a perorà a causa mia,

a vagheggià nu malintes..

Già ve videvate asserrat

int e patrie galere,

co cippe ‘o cuollo

e i fierre ‘o piede.

 

O tiemp è passat

E o Bambiniell nun sta cchiù

Int ‘o presep.

Se fatto grande

E se prepara a trascinà a croce.

Ie,

ca’ croce mia a trascin

juorn dopo juorn,

Je

Che tutte e lacreme   aggio versat

Giranno o munno a faticà.

Je

Ca me so spiezzata ‘a schiena

e arruvenata l’uocchie

morendo ‘e nostalgia pa terra mia,

ammo so returat a casa

stracca, accartocciata e cecariella,

ma o core mio è felice

pecchè aggio salvato ‘onore

de fiji miei ingrat.

 

Ammo, dinnanzi a chista tavola ‘mbandita,

dinnanzi a chist commensale te ordino:

Angenuocchiete!

Ca’ cenere ngoppa o capo,

Angenuocchiete,

pecchè Mamma… ha pacat!!!

Cosa  avevano scritto le tenere impiegate in calce ai quei fogli così burocratici e intimidatori, indirizzati ai miei figli?

  Ha pagato la Mamma, Signora Maria Anna Colantoni.

 

Auguri!!!

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