Quindici Agosto 

 

Mah!

Cosa si può dire? Ben poco, oppure un fiume straripante di parole. Due alternative, come due so-  no i sentimenti contrastanti che convivono nel mio cuore, nell’anima.

Una nuova  tremenda estate ma diciamolo, un nuovo tremendo anno. Mesi scanditi da catastrofi

 

naturali in macabra competizione con quelli provocati direttamente dall’uomo.

Solo, solo per bieco profitto

Da quanto, maledizione, gli scienziati, i geologi, gli ambientalisti e tutti coloro che amano since- ramente Madre Terra,

hanno lanciato l’allarme, ci hanno messo in guardia, hanno dato consigli e ultimatum?  Hanno scovato, rivelato ed evidenziato gli errori, le magagne, le  dabbenaggini e  le

nefandezze che caparbiamente continuiamo ad attuare?

Qualcuno vuole rispondere? Io non ci provo neppure.

Eppure… eppure eccoci qui a commuoverci davanti al video per le catastrofiche immagini di interi

paesi distrutti da terremoti, alluvioni, incendi, frane…famiglie distrutte, vite distrutte, boschi,  rac-

colti, animali perduti..

E immancabilmente :”Mai più, non dovrà accadere mai più!”

Sì, come no. Da quando ero piccola che sento questa frase indignata uscire dalla bocca del politico

di turno  - a Giugno ho compiuto 65 anni -.

Ma mica è colpa loro.

I colpevoli siamo noi. Noi tutti. E per tutti intendo noi abitanti di ogni dove, ogni Nazione, ogni

Continente. Tutti indignati, tutti commossi.

Poi però, la TV ci fa partecipi dell’ultima storia d’amore della vippina, i consigli su come affrontare

l’inverno o l’estate, il nuovo opulento Salone Nautico, il nuovo Salone della  Macchina Super Sportiva, Super Accessoriata; segue poi un lungo programma di stupide e inutili  chiacchiere, dove spesso tra gli ospiti più attesi ci sono personaggi che cavalcano le cronache con i loro scandali, droga, festini, ricatti, evasioni fiscali e altre di queste delizie, nonché, ovvio, usufruitori  della merce

di cui sopra.

Che fighi!  Questi sono gli eroi moderni, gagliardi, che se ne fottono di ogni regola civile e del  ri- spetto per gli altri.

Certamente ci sono molte altre persone, magari sconosciute, ma loro non gratificati con copertine sugli indecenti giornali di gossip (non voglio nemmeno pensare agli alberi sacrificati per tali tirature!).

Queste altre, anch’esse in ogni dove, sono persone per bene, responsabili, caritatevoli, altruiste,  ri-

spettose della Vita. Mettono i loro interessi dopo gli interessi dei bisognosi, la loro vita dopo quella degli altri.

E ci sono popoli, piccoli, dimenticati, colpevoli di nulla, che non invadono i territori altrui, né per

conquista né… per mossa preventiva.

Questi Popoli non inquinano, non distruggono il loro territorio. Non conoscono la Borsa, i paradi-

si  fiscali, gli intrallazzi politico-finanziari-mafiosi, vivono la loro semplice vita al ritmo antico della

Natura.  Eppure vedono il loro territorio conteso, violato, depredato distrutto dagli altri, tutti  gli  al-

tri, quelli di cui sopra.

La Terra non ne può più.

Dicono  “la Natura si vendica”. Come no, neppure al cospetto dell’estrema evidenza riusciamo a non essere ipocriti, o se preferite imbecilli.

Con questa frase è come darci un buon venti, venticinque per cento di attenuanti, di non  totale colpevolezza.  Invece siamo colpevoli al 100%, e la Natura non si vendica, si comporta esattamente, in  maniera  coerente alle manipolazioni, agli sconvolgimenti, agli inquinamenti che giorno dopo giorno attuiamo nelle profondità marine, in superficie e nell’atmosfera. Nel Corpo Globale di Madre Terra.

Ci è stato ordinato : Non Uccidere.

E noi, ti pareva, lo abbiamo interpretato in modo antropologico.

Non ci è stato ordinato : non commettere omicidio, ma non uccidere.

Uccidere è generico e globale.

Siamo sulla Terra, e guarda caso non siamo i soli Esseri Viventi, né, tanto meno, ci  siamo costruiti

da soli questa Casa.  Madre Terra ha un’infinità di figli, perché la Vita si è voluta esprimere  in una

splendida e ricchissima biodiversità.

Come Esseri  presumibilmente più  progrediti, più raziocinanti e consapevoli dovremmo, senza sfor-

zo alcuno di pensiero,  rispettare e amare profondamente  ogni forma di vita.

Sappiamo che non ò così.

All’occorrenza tutto diventa oggetto, intralcio, cosa da sfruttare, da eliminare, da usare (compreso

l’Uomo), con fredda e distaccata fantasia  di motivazioni.

Torniamo al “non uccidere”

Essendo noi Umanità ripeto,  per l’Uomo e solo per l’Uomo usiamo tale verbo (concedendoci spes-so participi passati ed espressioni tipo: giustiziato, pulizia etnica, ecc.).

Per tutto il resto, l’immenso Resto, no.  Usiamo Abbattere.

Un albero si abbatte, anche se a volte usiamo un verbo meno drastico: Tagliare.

Gli animali (molto spesso si usa il termine bestia di modo ché la Specie sia declassata a qualcosa

di quasi infimo, insignificante, dotata di scarsa o nulla emotività.), anch’essi vengono  Abbattuti.

In genere l’abbattimento di attua con colpi di pistola o fucile, tirate di collo, sgozzamenti, con relativa agonia, e altre amenità..

A questo segue, spiumaggio, scuoiamento  e squartamento (può capitare in queste fasi che l’animale sia ancora vivo, va bé, che si può fare, … incidente di percorso!).

In ogni modo questo è Abbattere.

Poi ci sono i pesci. Caso a parte.

Per loro non si usa nessuna espressione che faccia comprendere il passaggio dalla vita in acqua

all’atroce, lenta agonia per asfissia. Poi figuriamoci, loro neppure parlano (nel senso che non emet-

tono lamenti, non urlano).

Per loro si usano i temini: la pesca, il pescaggio.  Espressioni che tengono a debita distanza la

parola Morte.

Poi, come per le Caste in India, ci sono  quelli all’ultimo gradino (mi riferisco al momento solo  a

quelli che finiscono nel piatto, poi vedremo..)

Crostacei, molluschi, a volte anche pesci, lumache, tartarughe ecc., loro vengono immersi vivi nel-

l’acqua bollente .  Ma che bontà, ma che bontà! Ma che cos’è questa robina qua?

Questo, per quanto riguarda il mangereccio.

Ma c’è una sorta di Limbo (per i malcapitati è l’Inferno), dove risiedono milioni e milioni di Creature.

Questi sono gli animali da pelliccia  e da laboratorio.

Sorvoliamo la prima? Sorvoliamola, aggiungendo solo che per loro l’espressione  inferno è sempli-

cemente eufemistica.

Passiamo alla seconda.

E qui odo lamentele e sbuffi. Ma insomma, se non usassimo le cavie, come potremmo sperimentare

i farmaci, i vaccini, sconfiggere vecchie e nuove malattie?

Ammesso e non concesso, si potrebbe anche essere d’accordo. Ma…

La Scienza progredisce e si è giunti al punto di poter usare diverse  metodiche, escludendo la cavia.

E per cavia s’intende, sia ben chiaro, non solo il topolino, ma cani, gatti, oche, scimmie …, e    ag-

giungete altro, secondo la vostra fantasia, tanto non sbaglierete.

E usate cifre con tanti, tanti zeri.

Inserite che spesso non si usa anestesia e non si dà il colpo di grazia.

Aggiungete soprattutto, che l’utilizzo, non è per soli scopi farmaceutici, ma anche chimici, cosme-

tici, domestici, bellici e via dicendo.

In parole povere, sperimentiamo sulle cavie qualsiasi medicinale od oggetto prima di farne uso.

Anche le simpatiche armi chimiche e delizie del genere.

Tutto ciò e ben altro, avviene nella quasi totale indifferenza generale.

Sarebbe opportuno, o meglio necessario per attenuare un tantino la nostra colpevolezza, ricordare

di tanto in tanto i miliardi di vittime che sacrifichiamo al nostro altare di dei.

Provare per tutti loro un moto di pietà.

I cosiddetti  Selvaggi, ivi compresi i Nativi Americani, lontani anni luce dal pensare soltanto di ef

fettuare lo scempio dei Civilizzati, prima di partire per una battuta di caccia compivano riti propi-

ziatori e poi … ringraziavano e omaggiavano (e tutt’ora lo fanno), lo Spirito dell’animale ucciso.

Tale e quale a noi.

E sorvoliamo sul loro estremo rispetto dell’ambiente, che non hanno mai inquinato ne devastato.

D’altra parte è loro, non nostro, l’appellativo Madre Terra.

L’ex degli Stati Uniti aveva ordinato di perforare ovunque e a ogni costo. Bene!

Proprio durante l’ennesimo e devastante disastro ambientale del Golfo del Messico (ancora in atto),

si viene a conoscenza che da noi  è stato deciso un nuovo ragguardevole numero di trivellazioni, da

effettuarsi anche in Aree Protette. Ma che carini!

Malgrado il volere negativo del Popolo, ci avviamo alla costruzione  di un bel numero di centrali

nucleari.  Motivazioni? Due tra le altre: poiché è energia pulita (sic!) e… i nostri vicini ce le han-

no, quindi…

Abbiamo assistito, durante i terribili incendi in Russia, alle serie preoccupazioni per alcune centrali

atomiche.

Il nostro è un Paese soggetto a terremoti, smottamenti, alluvioni, incendi….

Ai posteri l’ardua sentenza, se ci saranno posteri.

Ogni pensiero, azione, provoca reazione.

Quindi tutte le nostre scelleratezze perpetrate nei confronti di Madre Terra vanno  a incidere pesan-

temente nel nostro Karma (uso tale sostantivo in quanto per me è quello più esatto, ma è anche compreso e accettato da molti).

Sofferenze  e dolori non avranno mai fine per noi colpevoli, intesi anche come intere popolazioni.

O meglio, andando al nocciolo delle mie argomentazioni..

Siamo sui vagoni  di un treno lanciato a folle velocità; incontri, dibattiti, vertici, ciance, ciance…

ma nessuno che abbia la lucidità di azionare i freni.

Corre, corre.. ma  in un punto imprecisato  le rotaie termineranno ai margini di un baratro.

Bye, bye!

 

Quindici Agosto, perché? Nessun significato filosofico o di  numerologia. Semplicemente ho deciso in questo giorno di ripresentarmi all’appuntamento  con i frequentatori dell’Angolo.  Per cause   pu-

ramente logistiche lo leggeranno tra qualche giorno.

 

Le strane combinazioni.

Già inoltrata in questo mio intervento, vengo attratta da una trasmissione televisiva non troppo  re-

cente.  Si ripropone, con i telecronisti invecchiati, lo storico sbarco sulla Luna. L’emozione di quel-

la notte non scema, malgrado i tanti anni trascorsi.

Ma la commozione forte giunge -da parte mia – quando viene trasmessa la cronaca della missione  precedente quella dello sbarco. E’ la missione che si spinge nell’orbita lunare, compiendo alcuni giri attorno al satellite.

Raggiunge la parte oscura, e come la momentanea interruzione delle comunicazioni, il nostro  cuore

e il nostro animo rimangono sospesi in un blocco emotivo che prelude ad un’emozione intensa,  mai

provata poiché come dire, cosmica.

Viviamo assieme all’astronauta il momento improvviso e la meraviglia del  dietro l’angolo.

La luce vivida e… là, sospesa nel vuoto, in tutto il suo splendore, la Terra!

La commozione dell’astronauta è toccante e io non riesco a trattenere le lacrime.

Lui esterna , con semplicità e umiltà, l’ammirazione per tanta e tale bellezza e recita convinto i primi versi della Genesi.

Visto dallo spazio  il Pianeta Blu è di una bellezza sconvolgente.

 

Perché abbiamo gettato al vento questa incredibile opportunità?

 

Poi… l’Uomo che verrà (ammesso e non concesso), sarà di ben altra pasta e saprà, senza porsi

dubbi, che la gioia dell’esistenza, il piacere del godersi le ricchezze e le meraviglie della Terra

sono racchiusi  nel concetto di amare e rispettare la Natura tutta, di vivere in simbiosi con  e nel fan-

tastico ecosistema e, se ne avrà cognizione, proverà sincero rammarico per l’Uomo del ..primo

turno.  

 

                                                                                                 Maria Anna

.                                                                                   Mucca Pazza – Primula Verde

 

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